Leggere, apprendere e insegnare tutti insieme: le migliori pratiche di un tempo

25/03/2020

Leggere, apprendere e insegnare tutti insieme: le migliori pratiche di un tempo

Sui margini dei libri e negli spazi bianchi si addensano tracce di vita, ora più ora meno fitte. I segni lasciati da chi ha sentito il bisogno di consultarli, di sottolinearne un passo, di aggiungere un commento proprio, svelano molto della vita di chi li ha lasciati dietro di sé.

Il volume miscellaneo di S. Scolastica III.B.12 contiene due incunaboli, la Pharsalia di Lucano (1492) e l’Epitome di Marco Giuniano Giustino ([ca. 1494]). L’uno è un poema storico che narra la fine di Roma in una guerra civile fratricida, l’altro un sunto di meno di 60 pagine di una storia universale lunga 44 libri, le Historie Philippicae di Pompeo Trogo.

Non si tratta di testi rari, benché antichi: attualmente si contano almeno 80-90 copie di ciascuno dei due titoli, ma il volume di Santa Scolastica è un esemplare unico e prezioso perché ci dà uno squarcio della vita quotidiana di una famiglia romana del XVI secolo. E a descriverlo sono proprio i margini e gli spazi bianchi delle pagine, addirittura le interlinee.

Ecco una delle prime pagine dell’Epitome, con annotazioni di almeno tre mani diverse coeve: un commento, correzioni al testo (‘venatoris’ corregge il ‘venationis’ depennato), una rozza manicula che attenziona un passo, e molte paroline latine interlineari che spiegano con sinonimi più familiari il latino antico del testo – più o meno come la parafrasi fatta da uno studente di oggi, in lingua italiana, su un testo in italiano antico o in latino.

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Giustino, Epitome [Venezia: 1494], commento ad un passo del testo

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Giustino, Epitome [Venezia: 1494], interventi per rendere più comprensibile il latino antico (sinonimi, inserimento di verbi sottintesi etc.)

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Giustino, Epitome [Venezia: 1494], correzione del testo a stampa

Agli estremi della pagina due interventi che distraggono dal testo a stampa: in alto un disegnino floreale un po’ maldestro, in basso due citazioni. Dall’Antico Testamento un proverbio: ‘Pulvere qui laedit, [sed] laesus in marmore scribit’ (colui che infligge un dolore lo scrive sulla polvere, ma chi lo subisce lo scolpisce sul marmo); e poco sotto, di mano più corsiva, la chiusa di un epigramma di Marziale (dal De spectaculis libellus, ep. XIV) che in una battuta coglie l’intelligente imprevedibilità dei casi della vita, anche quelli apparentemente più scontati: ‘O quantum est subitis casibus ingenium!

L’ultima carta del volume miscellaneo fa luce sulle persone che postillano il testo: ancora note e citazioni, ma nel bel mezzo campeggia, sempre in latino, quella di un certo Giovanni Girolamo che racconta di essere arrivato intorno alle 23 della sera del 9 dicembre 1509 a casa del signor Giacobazio romano per fare da precettore – assai probabilmente ai figli di questo.

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Giustino, Epitome [Venezia: 1494], i8r, nota del maestro

Ecco dunque a cosa servirono i due testi di storia e di poesia in latino: alla formazione privata dei rampolli di una famiglia romana piuttosto benestante.

Ma il volume ci dice anche come veniva usato: collettivamente. Sui due incunaboli, da poco acquistati, lasciarono le proprie tracce tutte queste figure: sia il precettore (alla cui mano si devono anche alcune correzioni e commenti) che i giovani allievi, che appuntavano le parole dell’insegnante e commenti propri, sottolinavano e chiosavano nelle interlinee. Non mancavano ai ragazzi i momenti di distrazione dai quali sbocciavano fiori, un sole radioso, una scena di impiccagione...

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Giustino, Epitome [Venezia: 1494], a3v, disegni    

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Giustino, Epitome [Venezia: 1494], a4v, disegni

Ultimo ma non meno importante, il volume ora a S. Scolastica fu uno strumento di formazione culturale ma anche di vita.

Il testo a stampa dava nozioni di storia universale e di storia romana, in prosa e in versi; gli spazi bianchi, popolati di brevi citazioni memorabili e da memorizzare, fornivano massime esistenziali buone a far riflettere sul vissuto quotidiano. Maestri e allievi leggevano, imparavano e insegnavano insieme su quelle carte.